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Dicono di noi

10/4/2014: Dal progrmma radio BBC Radio4

www.bbc.co.uk/programmes/b04009c2

31/07/2012: PARTECIPAZIONE ALLA RUBRICA “ECCELLENZE NAZIONALI” SU RTL 102.5

http://www.rtl.it/rubriche/eccellenzenazionali/?p=5326

20/07/2012HOLLYWOOD PARTY ADOTTA BRESCELLO E OSPITA MONTALDO

Nella giornata dedicata da Radio3 al terremoto dell’Emilia, Hollywood Party “adotta” un luogo caro al cinema colpito dal sisma : Brescello è stato infatti il set di tutti i film di “Don Camillo e Peppone” e dal 1989 offre agli appassionati un museo tematico con cimeli e souvenier. Con noi il direttore Andrea Setti e l’amico della trasmissione Giuliano Montaldo, entusiasta ospite del museo e autore de “L’Industriale”, ora disponibile in DVD.

http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-ac474727-f802-42dc-b9cd-857fe7669e5c.html

 

Il grande fiume racconta…..

Recentemente mi sono rimessa a leggere due libri di Giovannino Guareschi che presentano  il mondo di Peppone e Don Camillo: “Don Camillo” e “Don Camillo e i giovani d’oggi”. Ho  rivisto tre film sull’ argomento, passando  delle bellissime ore. Ecco i titoli: “Don Camillo”, “Don Camillo e l’onorevole Peppone”, “Don Camillo monsignore… ma non troppo”. Il loro mondo è lontano ma vicino, vivo, rumoroso, semplice, simpatico, dove il sorriso non si spegne facilmente.

Giovannino Guareschi nacque il primo maggio del 1906 a Fontanelle di Roccabianca, nella Bassa parmense e morì a Cervia nel 1968. E’ stato uno dei più grandi scrittori di storie che l’Italia abbia mai avuto, uno scrittore popolare dal linguaggio forte e semplice, tradotto in una miriade di lingue, tra le quali, la più universale del ventesimo secolo: il cinema.

Hanno girato ben 7 film  e  nel 2011 hanno iniziato una serie a fumetti “Don Camillo a fumetti”.

“In quella fettaccia di terra tra il fiume e il monte possono succedere cose che  da altre parti non succedono. Cose che non stonano mai col paesaggio. E là tira un’aria speciale che va bene per i vivi e per i morti, e là hanno un’anima anche i cani. Allora si capisce meglio Don Camillo, Peppone e tutta l’altra mercanzia. E non ci si stupisce che il Cristo parli e che uno possa spaccare la zucca a un altro, ma onestamente però:  cioè senza odio. E che due nemici si trovino, alla fine, d’accordo nelle cose essenziali. Perché è l’ampio  eterno respiro del fiume che pulisce l’aria.

Ecco l’aria che si respira in quella fettaccia di terra fuori mano: e si capisce facilmente cosa possa diventare laggiù la faccenda della politica

I personaggi principali sono tre: il prete don Camillo, il comunista Peppone e il Cristo crocifisso.

Quest’ultimo  non è il Cristo ma il mio Cristo, la mia coscienza. Roba mia personale”G.Guareschi

I racconti  di Don Camillo e Peppone sono conosciuti in tutto il mondo, grazie, anche  ai volti espressivi di  Fernandel e Gino Cervi,  il prete e il  comunista, che li hanno interpretati nei film.

La forza della tradizione contadina, patriarcale, cattolica, anti-industriale, anti-cittadina, anti-moderna, domina le gesta e i destini tragicomici dei due eroi e dell’infinità di personaggi minori che abitano il “mondo piccolo”.

Era il mondo degli anni cinquanta.  C’era la guerra fredda, c’era la cortina di ferro. Nella grande pianura, tra piazza e campanile, su un piccolo palcoscenico, si recitava qualche battuta, in chiave bonaria, o di paradosso, del dramma del mondo.

 Eccovi un esempio tratto  dall’episodio “Peccato confessato”. Immaginiamoci la scena:

Venuto il tempo delle elezioni, don Camillo si era espresso in modo così esplicito nei riguardi degli esponenti locali delle sinistre che una sera un pezzaccio d’uomo gli aveva dato una robusta suonata con un palo. Don Camillo era andato in chiesa a consigliarsi con Gesù, come faceva sempre nei momenti di dubbio e aveva dovuto perdonare.

Una sera tardi mentre era nel confessionale don Camillo vide, attraverso la grata, la faccia del capoccia dell’estrema sinistra Peppone “Due mesi fa vi ho bastonato non coma ministro di Dio ma come avversario politico”.

………….  Don Camillo lo liquidò con una ventina tra Pater e Avemaria.

“Lasciate che gli sbatta quel candelotto sulla schiena” ““No- rispose il Cristo- Le tue mani sono fatte per benedire ma……. i piedi no!”

La pedata partì come un fulmine. Peppone incassò senza battere ciglio, poi si alzò e sospirò sollevato. “E’ dieci minuti che l’aspettavo. Adesso mi sento meglio”

“ Anch’io” esclamò don Camillo. Gesù non disse niente. Ma si vedeva che era contento anche lui.

 “C’era una volta un paesino.….” Comincia così uno dei film della serie “Don Camillo e Peppone”  girati a Brescello. Brescello si trova sulla destra del Po. Sulla  piazza con la chiesa ci sono le statue di Don Camillo e Peppone. Vicino due musei: “Brescello e Guareschi” e “ Peppone e don Camillo” e ottimi ristoranti per gustare la cucina locale.

Visitate  Brescello e Boretto. Ritroverete le magiche atmosfere dei paesi della Bassa e respirerete il fascino del set cinematografico che vide protagonisti gli intramontabili personaggi di Guareschi. Dopo un ottimo pranzo, andate a bordo della  motonave Padus. Navigherete sul grande fiume, alla scoperta dell’ambiente fluviale e dei luoghi dove sono state girate alcune scene dei film.

Nell’autunno 2012 o all’inizio del 2013 avremo  il piacere di ospitare il sindaco, il vice sindaco e uno chef  di Brescello. La parte culturale  comprenderà una conferenza introduttiva, la proiezione di un film, un dialogo con  i presenti e continuerà con una degustazione a base di prodotti tipici.

Sarà  una bellissima serata che ci farà rivivere il mondo di don Camillo e Peppone e ci darà un valido  motivo per visitare i luoghi immortalati da Giovannino Guareschi.

Nel frattempo leggetevi un libro e/o godetevi un film su di loro.

 Per passare una piacevole oretta, potete consultare  You Tube.  Buon divertimento!

 Tratto da Il Ponte a cura di Lucia Rota Andersen.

 

IL GIORNALE DI VICENZA

Mercoledì 28 Marzo 2012           Spettacoli 65

L’ANNIVERSARIO. Il 28 marzo 1952 usciva il film tratto dai racconti di Guareschi e diretto dal francese Duvivier

Don Camillo, i  sessant’ anni del prete che piace ai comunisti

Il parroco che parla col Crocifisso ha faccia e mimica di Fernandel col Peppone di Gino Cervi, una coppia che ha segnato un’epoca

Angela Bosetto

Bastano i titoli di testa, nei quali la macchina da presa sorvola il corso placido del Po e la pianura padana, accompagnata dalla musica inconfondibile di Alessandro Cicognini, per aprire lo scrigno dei ricordi. E quanti ne risveglia Don Camillo in chi ha più di vent’ anni! La storia del nerboruto parroco di Brescello e del suo nemico/amico, il sindaco comunista Giuseppe Bottazzi, detto Peppone, ha unito generazioni diversissime senza far pesare i suoi ormai sessant’anni.

Quando il film esce, il 28 marzo 1952, diventa subito il più richiesto dalle sale parrocchiali e fin qui nulla di strano: i libri di Giovannino Guareschi, dai quali è tratto, sono di chiara tendenza cattolica. Le avventure di Don Camillo comparvero sulla rivista Candido, fondata dallo stesso Guareschi. Giornalista, umorista e scrittore italiano fra i più venduti al mondo, Giovannino Guareschi nacque a Fontanelle di Roccabianca (Parma) nel 1908. Costretto a interrompere gli studi universitari a causa del fallimento dell’attività paterna, entrò come correttore di bozze alla Gazzetta di Parma, grazie all’aiuto di un ex compagno di studi divenuto caporedattore del giornale, Cesare Zavattini, che seguì poi a Milano alle riviste satiriche Bertoldo e Marc ’Aurelio. Nonostante fosse cattolico e anticomunista, non risparmiava critiche alla Dc, che gli valsero due condanne. Morì poi d’infarto nel 1968.

PIACEATUTTI. La cosa sorprendente è che il film Don Camillo piace anche ai comunisti atei, anzi riesce a mettere più persone d’accordo questo film che anni di diplomazia. Probabilmente la pellicola possiede un simile equilibrio perché a dirigerla non è stato un italiano, che forse si sarebbe lasciato influenzare dalla propria simpatia politica, bensì un francese: Julien Duvivier. Ma il vero colpo di genio del regista è scegliere il marsigliese Fernandel (doppiato da Carlo Romano) per la parte di Don Camillo e il bolognese Gino Cervi per quella di Peppone.

Grazie al oro due, i personaggi letterari di Guareschi sono entrati nel cuore di milioni di italiani, conquistandosi un posto fisso nella cultura popolare e addirittura una statua nella piazza della vera Brescello.

Nel 1953 Duvivier gira il seguito della  pellicola, Il ritorno di Don Camillo, prima di cedere il posto a Carmine Gallone, il quale dirige Don Camillo e l’onorevole Peppone (1955) e Don Camillo monsignore… ma non troppo (1961). L’ultima avventura della coppia, Il compagno Don Camillo (1963), reca la firma illustre di Luigi Comencini. La scomparsa di Fernandel impedisce di terminare le riprese di Don Camillo e i giovani d’ oggi( di Christian Jaque, 1970), pellicola tuttora incompleta e inedita.

Due anni dopo Mario Camerini rifà lo stesso film a colori, con protagonista Gastone Moschin, e nel 1983 Terence Hill (non ancora Don Matteo) tenta addirittura la strada del remake attualizzato, ma nessuno dei due decolla: Don Camillo è finito con Fernandel.

LA FINE DI UN’EPOCA. Tuttavia, non è solo l’attore a essersene andato, insieme al collega Cervi (morto nel 1974): con loro è svanita un’era, fatta di discorsi politici e prediche, pugni e bevute, contestazioni e rispetto reciproco, nella quale due acerrimi rivali potevano essere amici fraterni e in cui gli insegnamenti del Crocifisso parlante erano addirittura più liberali dei comizi di Peppone. Cosa direbbe oggi Don Camillo di una società costruita sulla frode e la falsità? E soprattutto, cosa penserebbe Guareschi dei religiosi stereotipati che affollano le nostre fiction? Intanto i film della serie sono ormai scomparsi dai palinsesti televisivi nazionali. Forse è meglio ritornare col pensiero a quell’estate del 1946, in cui comincia la storia, e ascoltare di nuovo la voce narrante di Emilio Cigoli, che descrive un’epoca ormai scomparsa:

«Ecco il paese: ecco il piccolo mondo di un mondo piccolo piantato in qualche parte dell’Italia del Nord, là, in quella fetta di terra grassa e piatta, che sta fra il fiume e il monte, fra il Po e l’Appennino. Nebbia densa e gelata l’ opprime d’ inverno. D’estate un sole spietato picchia martellate furibonde sui cervelli della gente. E qui tutto si esaspera. Qui le passioni politiche esplodono violente e la lotta è dura, ma gli uomini rimangono sempre uomini. E qui accadono cose che non possono accadere da nessun’ altra parte».•

IL MONDO PICCOLO SBARCA DA BRESCELLO ALLA SARDEGNA.

Il paese di Peppone e Don Camillo sarà protagonista Sabato a Dorgali. Si parlerà di location cinematografiche come fattore di sviluppo locale.

http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2012/03/15/news/il-mondo-piccolo-sbarca-da-brescello-alla-sardegna-1.3296354

BRESCELLO E BORETTO ALLA BIT PER PROMUOVERE IL TURISMO.

I luoghi delle riprese degli storici film di Peppone e don Camillo e la navigazione sul fiume Po saranno protagonisti da domani a domenica alla “Borsa internazionale” in fiera a Milano

http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2012/02/15/news/brescello-e-boretto-alla-bit-per-promuovere-il-turismo-1.3183354

Un Po di magie: in bici nelle piccole capitali della BassaLong weekend a ritmi lenti pedalando lungo gli argini del fiume. Tra Brescello e Sabbioneta alla riscoperta di antiche tradizioni, cucina da primato e tesori d’arte.

Brescello: la statua di PepponeEsiste un luogo dove il tempo appare immobile. Una fetta di terra tra Reggio, Parma e Mantova, con in mezzo un grande fiume: il Po, signore della Bassa. Amato e temuto, scandisce con ritmi lenti la vita dei borghi che si affacciano sulle sue rive, portando con sé, nella sua marcia verso il mare, le luci e i colori delle stagioni….

Articolo a cura di Massimiliano Jattoni D’Asén per il Corriere.it
http://viaggi.corriere.it/viaggi/weekend/2010/capitali_del_po/la_bassa.shtml

Viaggio tra Brescello, il paese di Don Camillo e Sabbioneta, gioiello del manierismo
http://www.ilgiornale.it/speciali/viaggio_brescello_paese_don_camillo_e_sabbioneta_gioiello_manierismo/28-11-2010/articolo-id=490070-page=0-comments=1

 

Il Commissario europeo alla camera dei deputati.

Olli Rehn: “Anche Don Camillo e Peppone sosterrebbero oggi il governo Monti”

Tratto da Corriere della sera del 25.11.2011

http://www.corriere.it/economia/11_novembre_25/rehn-camera-audizione_7bbde3c0-1750-11e1-8448-ba9de42f6fce.shtml

 

Peppone e don Camillo “griffati”.

Il mondo piccolo di Peppone e don Camillo ora veste griffato. Le funzionarie dell’Ufficio turistico e le informatrici turistiche di Brescello d’ora in poi accoglieranno i numerosi visitatori con un’immagine del tutto rinnovata e di alta eleganza. Ciò in virtù dell’accordo frala Fondazione “Paese di Don Camillo e Peppone” e Diffusione Tessile (Gruppo Max Mara) di Boretto: un’uniforme invernale con cappotto rosso e un tailleur (giacca e pantalone) di colore nero.

Tratto da Gazzetta di Reggio del 14.12.2011

Dal Po all’Egeo, Don Camillo e Peppone in greco antico

Egidio Bandini

Dopo la caduta dell’Albania, penultimo baluardo di resistenza alla traduzione delle opere di Guareschi (rimane solo la Cina dove, però, circolano da anni edizioni clandestine) chissà cosa avrebbe detto Giovannino vedendo l’ultima traduzione di un suo racconto della saga di «Mondo piccolo». Probabilmente sarebbe rimasto sorpreso come lo sono rimasto io: la lingua in cui è stato tradotto il famosissimo racconto «La processione» è, infatti, il greco antico. Il brano è inserito nell’ultima fatica editoriale di Juan Coderch, senior language tutor in latino e greco all’Università scozzese di St. Andrews, che s’intitola «I personaggi di don Camillo e Sherlock Holmes in greco antico» ed esce appunto in Grecia per le edizioni Methexis di Salonicco che, però, nel colophon è chiamata con l’antico nome di Tessalonica.
Oltre l’idea di tradurre in greco antico i racconti guareschiani, sorprende anche l’accostamento che il professor Coderch ha voluto, non solo fra don Camillo e Sherlock Holmes, ma anche fra Sir Arthur Conan Doyle e Giovannino Guareschi, due autori che, sulle prime, sembrerebbero avere le stesse affinità del diavolo e dell’acqua Santa. Invece, il professore ha scelto di mettere insieme questi scrittori per i loro personaggi: una coppia (Don Camillo e Peppone) di protagonisti in Guareschi, una coppia (Sherlock Holmes e il dottor John Watson) di protagonisti in Conan Doyle.
È questa la mirabolante affinità che il professore della St. Andrews ha individuato: Don Camillo sta a Sherlock Holmes come Peppone sta al dottor Watson e non solo, dal momento che è lo stesso Watson, nella fantasia di Conan Doyle, a raccontare le vicende di Sherlock Holmes, così il professor Coderch immagina che Giovannino Guareschi, in fondo, non sia che Peppone, narratore fantastico delle vicende di Mondo piccolo. Insomma, l’idea di base dei famosissimi gialli inglesi sarebbe la medesima delle altrettanto famose storie della Bassa ma, mentre Holmes ha come riferimento le proprie capacità deduttive, per arrivare a svelare un mistero, don Camillo ha dalla sua niente meno che Gesù il quale, dall’alto della Croce, lo prende per mano nei momenti di difficoltà e lo conduce sulla strada giusta, mettendo d’accordo tutti. Ecco dunque, con una doppia introduzione, una in lingua inglese e l’altra in greco antico, il racconto di Guareschi «La processione» e «Sherlock Holmes e i tre studenti» di Conan Doyle nella lingua di Aristotele, ovviamente con l’elenco dei personaggi ed interpreti che, nel caso della storia guareschiana, è davvero singolare: se don Camillo è, infatti, semplicemente «ò Kamillos» e Peppone «ò Pepòn», il Brusco è «ò Trachùs», i sodali del parroco «òi eusebèis» e quelli di Peppone «òi tou Pepòn epitèdeioi».
Fortuntamente, soprattutto per chi non ha dimestichezza con il greco antico, basta leggersi l’originale guareschiano, ma un contributo importante questa traduzione lo potrebbe portare all’inserimento di Guareschi nei programmi scolastici: se le antologie, infatti, non contemplano scritti del papà di Peppone e don Camillo, chissà che il racconto tradotto da Coderch non diventi un esercizio di greco per i licei. Giovannino, di certo, ne sarebbe contento.

Tratto da: ” Gazzetta di Parma” del 11/02/2012